L’ultimo film di Ferzan Ozpetek, dal titolo Diamanti, è un omaggio al cinema, ai suoi costumi che tanta parte hanno nel successo di un film e, soprattutto, un omaggio alle donne, all’universo femminile con le sue tante sfaccettature, universo al quale il regista si sente molto vicino. Un film corale con 18 protagoniste donne, ognuna con la sua storia, ognuna interpretata da attrici note molte delle quali veterane del cinema e del teatro e altre protagoniste televisive . Da ciascuna il regista ha saputo trarre il meglio assecondando il loro talento e le loro peculiarità. Su tutte sicuramente svetta una Luisa Ranieri che sfrutta molteplici registri, donna forte e autoritaria che ricorda la Meryl Streep del Diavolo veste Prada, ma anche sorella tenera ed affettuosa e amante ferita. La affianca una Jasmina Trinca che sa esprimere tutto il dolore per la perdita della figlia e la dolcezza nei confronti della sorella che affianca come fosse un doppio della sua personalità. Terza protagonista una Vanessa Scalera che interpreta il ruolo della costumista premio Oscar e che trasmette al suo personaggio autorità e potenza ma anche tutta la magia della creazione artistica che la sceneggiatura sa esprimere con termini talora persino poetici. Il processo creativo è descritto e ricostruito in modo eccezionale e si concretizza poi con la realizzazione di abiti che non hanno soltanto bellezza e complessità ma che cercano di rappresentare le variegate sensibilità dei personaggi. L’attrice protagonista della piece teatrale è interpretata da una Carla Signoris sul viale del tramonto che difende a spada tratta il suo ruolo teatrale rivendicando la supremazia del teatro sul cinema. L’altra protagonista invece che recita nel film è una superba Smutniak che vestirà alla fine quel costume rosso frutto di continue elaborazioni, ricchissimo, sfarzoso eppure così leggero perché diventa l’emblema stesso della donna nella sua bellezza nel suo splendore e nella sua quasi inavvicinabilità. Poi ancora una Mara Venier splendida nella parte della cuoca ex attrice messa da parte ed ora confidente delle sarte e affettuosa zia di un nipotino di una sarta al quale dona come portafortuna ma soprattutto per essere ricordata un pesciolino racchiuso in una sfera di vetro da girare e contemplare. L’attrice Beppe Cucciari incarna invece un personaggio che ha le stesse caratteristiche dell’attrice stessa: cacciatrice di uomoni. ironica e femminista, pronta ad aiutare le compagne contro i soprusi dei maschi. E ancora una Gilda Volodi sopra le righe come è di consueto che veste i panni di una costumista eccentrica ma di sicuro talento. Sempre determinata forte e sicura di sé appare Lunetta Savino nel ruolo di una delle sarte colonna portante del gruppo e insieme amante galeotta di un giovane aiutante. La Grimaudo unisce,come al solito, eleganza e dolcezza che sa trasmettere al suo personaggio. Aurora Giovinazzo invece è la nipote della Savino che si rifugia in sartoria dopo la carica della polizia durante una manifestazione. Rivelerà il suo talento proponendo variazioni ai costumi che piaceranno molto alla costumista cinematografica. Paola Monaccioli è alle prese con un figlio problematico con il quale alla fine riuscirà ad intendersi promettendogli di portarlo da uno psicologo che spaccia come mago. Elena Sofia Ricci, anche se non parteciperà al film per ragioni personali molto delicate per le quali dovrà come recitare una parte, si prende una delle scene finali a fianco del regista con un abito stupendo e ricorda la magia del cinema che riesce a immortalare il tempo confondendo finzione e realtà in una magica miscela. Gli uomini hanno invece ruoli marginali e se eccellono lo fanno nella negatività come il marito violento che viene eliminato con espediente che ricorda molto il delitto delle Quattro casalinghe di Tokyo oppure il regista emarginato che non capisce la grandezza della sua costumista o ancora l’amante della protagonista che non si è presentato al suo appuntamento a Parigi e riappare dopo 15 anni dopo con una moglie in carrozzina a rotelle a causa di un incidente. Il film si avvale inoltre di trovate sceniche presenti in molti lavori del regista rappresentare dalle tavolate finemente allestite e ricche di cibi e degli inserti quasi da musical con canzoni di Mina, Giorgia e Patti Pravo che trasmettono colore e calore all’opera. Perché il cibo prelibato e la musica raffinata sono componenti essenziali della vita e la rendono degna di essere vissuta. Sono presenti anche vere e proprie citazioni dai capolavori del cinema come il Gattopardo con il suo famoso valzer. Il regista poi appare diverse volte. All’inizio quando convoca le sue attrici preferite per proporre loro il film e altre volte durante la lavorazione del film stesso. Sono come delle cornici alla storia stessa che vogliono testimoniare l’affetto e la stima nutrito dal regista nei confronti delle attrici stesse.
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